"Chimera", Cassazione conferma ergastolo al boss Sanfilippo: dieci anni a Brancato per il traffico di droga
Secondo gli investigatori, i Sanfilippo controllavano il territorio mazzarinese, sulla base di estorsioni, intimidazioni, armi e traffico di droga. La Cassazione ha ribadito il quadro già emerso in appello
Mazzarino. I giudici della Corte di Cassazione, in serata, si sono espressi in merito ai ricorsi avanzati dalle difese dei coinvolti nella vasta inchiesta antimafia “Chimera”, concentrata sul ruolo della famiglia stiddara dei Sanfilippo, a Mazzarino. In primo e secondo grado, per gli imputati che optarono per il giudizio abbreviato, c'erano già state condanne. I magistrati romani hanno sostanzialmente ribadito il quadro finale. L'ergastolo è stato confermato per il boss Salvatore Sanfilippo, accusato degli omicidi di Benedetto Bonaffini e Luigi La Bella. L'ergastolo, nei precedenti gradi di giudizio, fu disposto anche per la moglie, Beatrice Medicea. Sulla sua posizione, i magistrati di Cassazione hanno deciso per l'annullamento con rinvio ma solo rispetto al punto della misura di sicurezza. Le difese, con i legali Flavio Sinatra e Agata Maira, nel ricorso, hanno fatto rilevare come l'imputata fosse stata condannata a oltre ventisette anni di detenzione per i reati associativi e all'ergastolo rispetto alla contestazione di omicidio. Un doppio canale che va rivisto, proprio per la misura di sicurezza, ma che non incide sulla responsabilità per i fatti ricostruiti dai pm della Dda di Caltanissetta e dai carabinieri. Annullamenti, ma solo su singoli capi, per Paolo Sanfilippo, Salvatore Strazzanti e Silvia Catania, per i quali è stata confermata la condanna rispetto alle altre contestazioni. In appello, la Corte d'assise di Caltanissetta, condannò a dieci anni di detenzione il gelese Emanuele Brancato. Cadde la contestazione di mafia rispetto ai sedici anni disposti dal gup, in primo grado. La Cassazione ha confermato la condanna di appello. Brancato venne indicato come il punto di contatto per il traffico di droga, attraverso i rapporti con i Sanfilippo. E' difeso dai legali Giacomo Ventura e Davide Limoncello. Sempre in appello, sedici anni e due mesi per Paolo Sanfilippo, a sua volta indicato ai vertici della famiglia di mafia. Dodici anni per Gianfilippo Fontana, dieci anni e sei mesi a Marco Gesualdo, dieci anni e quattro mesi per Silvia Catania, due anni a Girolamo Bonanno, due anni e otto mesi per Paolo Di Mattia, Salvatore Di Mattia e Melina Paternò e sei mesi per Salvatore Strazzanti. Secondo gli investigatori, i Sanfilippo controllavano il territorio mazzarinese, sulla base di estorsioni, intimidazioni, armi e traffico di droga. Altri imputati sono attualmente davanti alla Corte d'appello di Caltanissetta.
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