Inchiesta sulle irregolarità nel ciclo del ferro, partito il riesame: misura revocata a uno degli indagati
Il riesame ha accolto il ricorso avanzato nell'interesse di uno dei familiari di Gaetano Barone, si tratta di Pasquale Barone
Gela. L'inchiesta, coordinata dalla Dda di Caltanissetta, ha avuto come punto di sviluppo principale quello della filiera del ferro sul territorio. E' scattato il sequestro preventivo di un'area, a Niscemi, di proprietà della società “Fer leg”, riconducibile a Gaetano Barone, sottoposto a misura di custodia cautelare in carcere. Questa mattina, sono partite le udienze a seguito di riesame proposto non solo da Barone ma anche dagli altri indagati, sottoposti a misure meno vincolanti della detenzione in carcere. Per gli inquirenti, ci sarebbero state irregolarità nelle attività di raccolta e conferimento di rifiuti speciali, a partire dal ferro. Inoltre, sarebbero stati stoccati rifiuti non conformi. Tutte contestazioni che le difese respingono. Già il gip ha invece escluso l'ipotesi mafiosa, inizialmente avanzata dai pm della Dda e dai militari della guardia di finanza, che si sono occupati dell'inchiesta, con approfondimenti mirati nei territori di Niscemi e Gela ma anche di Licata e Catania, dove sono presenti altri siti per il conferimento del ferro. Il riesame ha accolto il ricorso avanzato nell'interesse di uno dei familiari di Barone, si tratta di Pasquale Barone. Assistito dall'avvocato Joseph Donegani, per lui è stato revocato il divieto di dimora che era l'unica misura impostagli.
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