Furti al cimitero di Farello, spariscono le porte dei loculi
Dopo l'amara scoperta, arriva la denuncia dei familiari “Violato anche il rispetto dei defunti”
Gela. A Farello torna l’allarme furti. Questa volta, però, non si tratta soltanto dei consueti episodi segnalati negli anni — come la sparizione di fiori, vasi o piccoli oggetti lasciati sulle tombe — ma di un fatto che ha colpito in modo particolare i familiari dei defunti: la rimozione delle porte a vetri installate sui loculi.
Strutture posizionate privatamente dai parenti per proteggere fotografie, ricordi e suppellettili dalle intemperie, che sarebbero state portate via da ignoti in più punti del cimitero.
A denunciare la situazione è Irene Cassarino, madre di Vittoria, una ragazza scomparsa all’età di 15 anni.
“Le porte sono state fatte da noi che purtroppo abbiamo i nostri cari qui al cimitero per proteggerci dalle intemperie. Adesso ci è stato causato un altro disagio”, racconta la donna, sottolineando il senso di frustrazione e impotenza di fronte a un gesto ritenuto particolarmente grave.
Negli anni, spiegano i familiari, il cimitero sarebbe già stato teatro di piccoli furti ripetuti: oggetti affettivi spariti quasi quotidianamente, fino a creare una sorta di abitudine dolorosa a queste sottrazioni.
“Ai piccoli furti ormai siamo quasi abituati: scompaiono peluche, vasi, mazzi di fiori. Ma adesso siamo andati davvero oltre”, aggiunge Irene.
Secondo quanto riferito, per rimuovere le porte dei loculi sarebbe stato necessario un intervento organizzato, con mezzi idonei al trasporto di materiali ingombranti. Un elemento che alimenta l’ipotesi di azioni non casuali e ripetute in diverse aree del cimitero.
“Un peluche lo metti in una borsa, ma per portare via delle porte servono mezzi, furgoni, qualcosa di adibito al trasporto di cose pesanti”, spiega ancora la madre di Vittoria.
La richiesta che arriva dai familiari non è quella di una vigilanza interna capillare, ma di un intervento minimo di sicurezza agli ingressi del cimitero, attraverso l’installazione di sistemi di videosorveglianza.
“Non possiamo chiedere la sorveglianza in tutto il cimitero, ma basterebbero due telecamere ai cancelli principali per capire chi entra e chi esce”, osserva Cassarino.
La vicenda, secondo i parenti dei defunti, non riguarda soltanto il valore materiale degli oggetti sottratti, ma tocca un aspetto più profondo: il rispetto per i luoghi della memoria e del lutto.
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