Flop area crisi, Tamajo apre: "Tavolo tecnico a Gela e Prri da rivedere", in Senato avviata verifica

La commissione industria del Senato ha avviato un focus di verifica sull'area di crisi di Gela, che dopo oltre dieci anni dal protocollo di intesa per la riconversione del sito Eni non ha prodotto nulla o quasi in termini di investimenti

17 febbraio 2026 18:27
Flop area crisi, Tamajo apre: "Tavolo tecnico a Gela e Prri da rivedere", in Senato avviata verifica - L'amministrazione comunale intervenuta in videocollegamento
L'amministrazione comunale intervenuta in videocollegamento
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Gela. “Un tavolo tecnico sull'area di crisi si terrà a Gela”. L'assessore regionale Edy Tamajo ha ammesso, in audizione davanti alla commissione industria del Senato, che c'è la necessità di cambiare passo, davanti alle sollecitazioni che arrivano anche dalla politica territoriale. L'esponente del governo Schifani ha aperto a potenziali modifiche del piano di riconversione e riqualificazione industriale, ormai segnato dal tempo trascorso, e si è nuovamente impegnato ad attivare un programma di animazione nel territorio, per coinvolgere le aziende interessate a progetti da coprire con un totale di circa diciotto milioni di euro (mai utilizzati a oggi). La commissione industria del Senato ha avviato un focus di verifica sull'area di crisi di Gela, che dopo oltre dieci anni dal protocollo di intesa per la riconversione del sito Eni non ha prodotto nulla o quasi in termini di investimenti. Durante l'audizione, è stato il senatore Pietro Lorefice a toccare i capitoli che non hanno generato risultati, senza dimenticare la normativa 181 del 1989 che non dà spazio alcuno alle iniziative di entità societarie di piccoli dimensioni o comunque non in possesso di capitali ingenti. Un sistema che andrebbe quasi del tutto rivisto, come segnalato dalle organizzazioni sindacali intervenute all'audizione (c'erano i segretari Cgil Rosanna Moncada e Rosario Catalano, il rappresentante Cisl Emanuele Gallo, quello Uil Maurizio Castania e il segretario Ugl Andrea Alario). I lavoratori rimasti fuori dal ciclo produttivo non hanno mai avuto la possibilità di una piena riqualificazione e formazione, come invece inizialmente previsto. La preoccupazione dei sindacati si concentra su una mancata tenuta del tessuto occupazionale, con un netto incremento, nell'indotto Eni, dei contratti a termine. L'amministrazione comunale, con il sindaco Terenziano Di Stefano e l'assessore Filippo Franzone, ha sollevato nuovamente il vulnus essenziale, quello di lungaggini eccessive da parte di Invitalia, che “ha fatto trascorrere più di un anno per vagliare le istanze di investimento di aziende interessate”. Ancora una volta, l'amministrazione punta a una partecipazione del tessuto produttivo locale, per il tramite di uno sportello fisso in città che possa fare da guida. Quello della portualità è un altro capitolo “nero”, fino a oggi. I protocolli alla base dell'area di crisi e della riconversione industriale prevedevano un pieno rilancio del porto rifugio e del porto isola. Di Stefano ha fatto notare ai senatori che non si è visto nulla di tutto questo mentre da qualche mese l'amministrazione ha attivato un tavolo di confronto sull'area di crisi e uno appena partito sul porto rifugio. Alla convocazione ha risposto inoltre Sicindustria, con uno dei riferimenti regionali, Gianfranco Caccamo, a sua volta convinto che ci sia la necessità, con strumenti istituzionali adeguati, di coinvolgere le aziende del territorio per investimenti che possano avere ricadute importanti. Spetterà alla commissione parlamentare stilare le proprie conclusioni mentre soprattutto la Regione dovrà accelerare, da subito, senza far trascorrere altro tempo prezioso.

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