Dem, confronto interno su più versanti: iniziative, cammino amministrativo e riflessioni sulla rappresentanza
Il primo cittadino non ha mai chiuso le porte al Partito democratico e si guarda bene dal farlo. Dalla questione morale, ancora una volta di stretta attualità, e fino ai temi della rappresentanza nel governo cittadino, i dem continuano a confrontarsi
Gela. I dem, che nella maggioranza del sindaco Terenziano Di Stefano un ruolo ce l'hanno e non certo da comparse, attraversano una fase interna da analizzare con attenzione. La scorsa settimana, il vicesegretario cittadino Giovanni Ferro, democratico di lungo corso, ha comunicato le dimissioni dalla carica, senza però lasciare il partito. Una scelta personale che ha vagliato con attenzione. Nei prossimi giorni, è prevista una riunione interna. Non mancheranno, a quanto pare, aspetti organizzativi da affrontare: partendo dall'incontro previsto a fine mese con la parlamentare nazionale Irene Manzi, responsabile scuola del partito. Sarà in città per un'iniziativa su temi legati alla formazione e all'istruzione. Inoltre, il Pd locale lavora a un evento di spessore nel dibattito sul referendum per la separazione delle carriere in magistratura. Le iniziative in cantiere non mancano ma è chiaro che nel partito ci sono temi di stretta attualità da affrontare, senza dimenticare una questione morale ancora una volta alla ribalta, con l'inchiesta su corruzione e contributi che tocca direttamente il parlamentare regionale di Forza Italia Michele Mancuso. Su questo versante, i dem non transigono, sia a livello interno sia interfacciandosi con gli alleati. Il segretario locale Giuseppe Arancio, dopo le dimissioni di Ferro, ha al suo fianco l'altro vice, Francesco Di Dio. Il dialogo tra la dirigenza e le rappresentanze consiliari e di giunta non è mai mancato, seppur il caso del capogruppo Gaetano Orlando, più volte netto nel rivendicare l'esigenza di una verifica di maggioranza in chiave di rappresentanza, si sia fatto sentire. I vertici del partito non sono per nulla contrari a un rafforzamento della presenza dem nella squadra del sindaco Terenziano Di Stefano. A fronte di sei consiglieri, sono due gli assessori, il vicesindaco Giuseppe Fava e Peppe Di Cristina. I dirigenti, fino a oggi, non hanno mai voluto forzare la mano, dando priorità agli impegni amministrativi e al supporto in favore del sindaco. Fava ha deleghe delicate, con in testa quella dei rifiuti, e sta spingendo parecchio sul Piano del demanio marittimo e sui cantieri della rete fognaria di Manfria. Di Cristina, in questo scorcio amministrativo, ha potuto finalizzare l'iter di cantieri attesi da tempo, per lo stadio “Presti” e per la struttura polivalente di Macchitella, entrambi sfruttando fondi Pnrr, recuperati in extremis, quando sembravano praticamente persi. Di lui c'è chi già parla pure in chiave candidature ma l'assessore non ha mai toccato l'argomento. Probabilmente, i dem, al pari del sindaco, attendevano qualche riscontro in più dall'Ars, con l'opzione del consigliere supplente, nel ddl “enti locali”, che però non ha trovato il voto favorevole del parlamento regionale. Poteva essere una soluzione da mettere in campo per “muovere” la lista delle amministrative, permettendo l'ingresso del primo dei non eletti ma senza far perdere a Fava (attualmente in giunta e in consiglio) la via di un rientro fra i banchi dell'assemblea cittadina. Quella del doppio ruolo del vicesindaco potrebbe essere una delle pagine da valutare. Il primo cittadino non ha mai chiuso le porte al Partito democratico e si guarda bene dal farlo. E' conscio che il Pd, a più livelli, può essere un interlocutore decisivo per sbloccare procedure complesse e per attivare contatti istituzionali non scontati. Lungo la linea di congiunzione tra Di Stefano e i democratici, scorre un progetto di alleanza a lungo termine, con colori progressisti e civici. Il sindaco, allo stesso tempo, è consapevole che nei prossimi mesi, magari, qualche tassello di governance politica andrà rivisto o probabilmente ricollocato, sulla scia di un'intesa da rafforzare ancora di più, anzitutto con i dem. I vertici del partito, più volte, hanno spiegato che la precedenza va ai progetti e non ai posti. Arancio e tutta la rappresentanza istituzionale partono dalle cose da fare per la città ma non dimenticano gli equilibri e i numeri, non semplicemente fini a sé stessi ma in grado di segnare il prosieguo del cammino di un'alleanza che due anni fa li portò a mettere insieme un risultato finale, alle urne delle amministrative, per certi aspetti anche inatteso.
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