De Luca lancia il progetto per la Sicilia: M5s e Pd "tiepidi", Donegani attacca gli incoerenti
In città sono alleati ma a livello regionale tra deluchiani, pentastellati e dem le distanze non mancano
Gela. In città sono pezzi della stessa giunta, guidata dal sindaco Terenziano Di Stefano. A livello regionale, Pd, M5s e i deluchiani, che adesso hanno battezzato il progetto “Ti amo Sicilia”, sono piuttosto distanti dal siglare una vera e propria alleanza, in vista delle elezioni del prossimo anno. Cateno De Luca, che ha chiamato a rapporto i suoi, a Caltagirone, seguendo l'esempio sturziano dei “liberi e forti”, va dritto per la sua strada. Ha esteso l'invito a tutti, progressisti ed esponenti di centrodestra. In platea, c'era il presidente Ars Gaetano Galvagno mentre il resto dell'area di centrodestra non si è visto, almeno per quanto concerne i leader che contano. De Luca l'elogio a Galvagno l'ha fatto e più in generale ha invitato tutti a non farsi prendere dai “personalismi”. Il famoso “uomo solo al comando” non pare suscitare riscontri né da parte del sindaco di Taormina e deputato regionale né tra i progressisti che hanno accettato il confronto pubblico. “Cateno, l’anno scorso te lo avevo detto chiaramente: la Sicilia non avresti potuto cambiarla con Schifani. Ci sei dovuto andare a lezione per un anno per capirlo, ma alla fine hai imparato la lezione, visto che hai votato la mozione di sfiducia contro di lui. I disastri della Sicilia dimostrano che l’uomo solo al comando senza una squadra unita al fianco, non funziona, e tu che hai perso 5 deputati su 8 dovresti saperlo bene. Un consiglio? Spogliati dei personalismi. Non portano mai troppo lontano. Questa Sicilia va cambiata radicalmente. Va costruito un programma, con un perimetro definito. obiettivi chiari, seri e condivisi. Solo dopo si individuerà la persona chiamata a guidare il gruppo, che dovrà essere capace non solo di rappresentarlo, ma soprattutto di tenerlo unito. Per questo è fondamentale costruire una squadra leale, che non pensi solo alle elezioni, ma a governare davvero la Sicilia. Sono due cose molto diverse. I nostri figli non ci perdonerebbero mai se lasciassimo la Sicilia al centro-destra ancora per cinque interminabili anni”, ha detto il coordinatore regionale M5s Nuccio Di Paola. “A proposito di Cateno De Luca, in passato il Pd ha aperto con il voto della direzione regionale ad alleanze con Sud Chiama Nord a Carlentini e Licata, due esperimenti che hanno avuto un esito diverso, ma certamente frutto di un confronto e che comunque poi non hanno avuto più seguito anche per le dinamiche che si sono evolute all’Ars. Ed è di ieri la posizione della federazione provinciale del Pd di Messina che ha sollevato alcune questioni legate alla coerenza e al rispetto di alcuni principi e valori legati proprio a De Luca e al suo movimento. Fermo restando che in questi anni ho dato grande valore all’istruttoria portata avanti dalle federazioni e dai circoli e che quindi la federazione di Messina, in vista dei prossimi appuntamenti, continuerà il suo lavoro di approfondimento e avrà autonomia di scelta adottando una scelta matura e consapevole, ritengo che deve essere in primis lo stesso Cateno De Luca che deve convincere il Pd, allineandosi ad obiettivi e finalità dell’intero campo progressista, facendo una opposizione vera e radicale a Schifani e al centrodestra, senza salti all’indietro e retromarce dell’ultima ora”, ha sottolineato invece il segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo. Alla manifestazione, non è mancata una delegazione locale dei deluchiani, con l'assessore Filippo Franzone, il referente cittadino Francesco Salinitro e il coordinatore provinciale Angelo Bellina. Sono tutti esponenti di “Sud chiama nord”, che anche di recente hanno ribadito il pieno appoggio al sindaco Terenziano Di Stefano. Il primo cittadino pare comunque apprezzare lo spirito di De Luca e qualche mese fa ha voluto esserci all'iniziativa organizzata dal gruppo in città. Del resto, “Sud chiama nord” appoggiò Di Stefano fin dall'inizio della campagna elettorale del 2024. De Luca ha mostrato una certa freddezza verso il presidente Schifani, che avrebbe consigliato agli alleati di non partecipare al confronto di Caltagirone, ma anche rispetto al “campo largo” progressista non pare così entusiasta. “Campo largo? Mi sembra più un campo minato, con certa sinistra che si ritiene pura e non vuole ‘appestati’ come me. Sono pronto a scommettere che non prenderò meno del 15 per cento. Noi abbiamo vinto tutte le performance politiche”, ha detto. “Mi risulta che Renato Schifani abbia chiamato tutti i leader del centrodestra in Sicilia dicendo loro che sarebbe stata non gradita la loro presenza alla nostra iniziativa. Così si creano muri. Come potrei supportare una sua ricandidatura se il centrodestra dovesse ritenere di avere bisogno di me? “, ha aggiunto. Al dibattito hanno preso parte gli autonomisti, con l'ex assessore regionale Roberto Di Mauro (a loro volta nella giunta del sindaco Di Stefano) e i renziani, con il parlamentare nazionale Davide Faraone. De Luca insiste su un progetto per la Sicilia che abbia connotati “autonomisti” forti. Presenze, quelle a Caltagirone, che secondo il segretario regionale di “PeR”, componente della struttura siciliana di “Controcorrente”, Miguel Donegani, sono invece pericolosi segnali di incoerenza, anzitutto del campo progressista. E' noto che i rapporti tra De Luca e Ismaele La Vardera, fuoriuscito da “Sud chiama nord”, non siano per nulla cordiali. Donegani ha in La Vardera un punto di contatto diretto, a livello regionale. “In merito alla manifestazione in corso a Caltagirone, è doveroso chiarire alcuni punti politici che non possono essere elusi. L’iniziativa è organizzata da un movimento politico ben preciso e non rappresenta un momento di confronto neutro. Chi viene invitato è pienamente consapevole che si tratta di un appuntamento con un chiaro obiettivo politico. Chi ha promosso l’iniziativa ha negli ultimi anni attaccato duramente il campo progressista, per poi abbandonarlo e intraprendere altre traiettorie politiche. Oggi si tenta di rimescolare le carte, ma senza sciogliere le evidenti contraddizioni di fondo. In questo contesto, chi decide di partecipare lo fa sapendo bene che quella linea risulta non credibile e incoerente rispetto al campo progressista: o la si condivide, oppure si accetta consapevolmente un’ambiguità politica che non può essere successivamente smentita con distinguo o prese di distanza. In politica contano i comportamenti e la coerenza, non le giustificazioni successive del tipo “ci sono andato ma…”. Stanno emergendo in queste ore notizie sulle presenze alla manifestazione. È bene dirlo con chiarezza: in questa fase hanno più valore e meritano rispetto le assenze, di chi ha scelto di mantenere coerenza e rettitudine politica”, ha spiegato Donegani che non si rivede per nulla nel “modello Gela” del sindaco e anzi appare sempre più distante.
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