Carte geologiche da aggiornare e rinnovare, stanziati fondi per le attività
Dati indispensabili per la gestione del territorio, per le opere pubbliche, per la prevenzione di frane e alluvioni
Gela. Carte vecchie di mezzo secolo per governare un Paese che frana ogni inverno. È da qui che parte il rifinanziamento del progetto CARG – Carta Geologica d’Italia, uno strumento tecnico, poco noto al grande pubblico, ma decisivo per la sicurezza dei territori. Con un emendamento alla legge di bilancio, a firma del senatore gelese Pietro Lorefice, sono stati stanziati due milioni di euro per il 2026 e due milioni per il 2027, risorse destinate a dare continuità a un progetto strategico per la prevenzione del rischio idrogeologico e per una pianificazione fondata su dati scientifici. Il progetto CARG prevede la realizzazione e l’informatizzazione di 636 fogli geologici e geotematici, in scala 1:50.000, necessari a completare la copertura dell’intero territorio nazionale. Un puzzle complesso, gestito da ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che opera sotto il Ministero dell’Ambiente. Il cuore del progetto è la Banca Dati CARG, una piattaforma digitale che consente di consultare ed elaborare informazioni geologiche dettagliate: dati indispensabili per la gestione del territorio, per le opere pubbliche, per la prevenzione di frane e alluvioni. Un tema che torna puntualmente alla ribalta dopo ogni emergenza: Ischia, l’Emilia-Romagna, la Sicilia. Eventi diversi, stesso problema strutturale: territori fragili governati senza una conoscenza aggiornata del sottosuolo. Il rifinanziamento del CARG arriva dopo anni di rallentamenti e stop-and-go. Un progetto avviato decenni fa, rilanciato nella scorsa legislatura e oggi di nuovo al centro del dibattito politico, in un contesto in cui la prevenzione continua a essere meno visibile – e meno finanziata – dell’emergenza. Quattro milioni in due anni non risolvono il problema del dissesto idrogeologico nazionale. Ma segnano una scelta politica precisa: investire nella conoscenza prima che nell’intervento, nelle mappe prima delle macerie.
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