Accusati di sfruttare le loro compagne per farle prostituire a Carrubbazza: una condanna e quattro assoluzioni
Secondo procura e poliziotti, venivano concordati gli appuntamenti con i clienti e i guadagni finivano ai tre Maftei
Gela. Erano accusati di aver organizzato un giro di incontri sessuali a pagamento, in città, sfruttando le prestazioni delle loro stesse conviventi. Solo per un cittadino romeno, Robert Maftei, è arrivata la condanna a sette anni di reclusione, emessa dal collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Francesca Pulvirenti. Assolti, invece, due suoi connazionali, Florin Maftei ed Emilian Maftei (per alcuni capi di imputazione è maturata la prescrizione). Assolti, inoltre, i gelesi Marcello Ialazzo, considerato inizialmente non solo un semplice cliente delle giovani ma anche un presunto tramite fra le ragazze e altri uomini, e Claudio Iannì, proprietario dell'immobile dato in affitto ai tre romeni, al cui interno si svolgevano gli incontri sessuali a pagamento, monitorati dagli agenti di polizia del commissariato e dai pm della procura. Proprio l'accusa aveva concluso richiedendo condanne per tutti gli imputati. Secondo procura e poliziotti, venivano concordati gli appuntamenti con i clienti e i guadagni finivano ai tre Maftei. Gli incontri erano organizzati anche con una minore. I poliziotti del commissariato intercettarono diverse conversazioni e monitorarono la zona dello stabile, a Carrubbazza. Le difese, con i legali Angelo Cafà, Giovanni Cannizzaro, Ivan Bellanti e Vania Giamporcaro, nel corso dell'istruttoria e durante le rispettive conclusioni, hanno invece escluso l'esistenza di una possibile organizzazione, in grado di imporre alle giovani rapporti sessuali con i clienti. Iannì, inoltre, non avrebbe saputo che nello stabile dato in affitto ci fossero attività finalizzate alla prostituzione.
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