Accusati di estorsione per aver imposto condizioni di lavoro in violazione dei contratti, due esercenti assolti

La difesa, già in primo grado, si soffermò sul fatto che si potesse trattare, eventualmente, di controversie civilistiche, circa il rispetto del contratto, ma senza rilevanza penale, escludendo l'ipotesi dell'estorsione

28 aprile 2026 17:50
Accusati di estorsione per aver imposto condizioni di lavoro in violazione dei contratti, due esercenti assolti -
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Gela. “Il fatto non sussiste”. Con questa formula i giudici della Corte d'appello di Caltanissetta hanno assolto due esercenti, entrambi di nazionalità cinese, che anni addietro portarono avanti una loro attività commerciale in città. In primo grado, il giudice del tribunale di Gela li aveva condannati a quattro anni di reclusione, ciascuno, con l'accusa di estorsione. Per gli inquirenti, che partirono da denunce sporte da ex dipendenti, i due imputati avrebbero imposto condizioni lavorative non in linea con quelle contrattuali. Ore extra, riposi ridotti ai minimi e prestazioni quotidiane differenti dalle mansioni indicate nei contratti, furono oggetto di denuncia da parte degli ex dipendenti. La procura generale, nel giudizio di secondo grado, scattato a seguito dell'impugnazione della difesa degli imputati, ha concluso per la condanna ma con un'entità inferiore rispetto alla prima decisione. Il difensore dei due esercenti, l'avvocato Vittorio Giardino, ha invece sottolineato che è sempre mancata la condizione fondante dell'estorsione. Per il legale, i lavoratori non furono mai costretti a svolgere quelle mansioni ma avrebbero accettato le condizioni poste dai titolari dell'attività. La difesa, già in primo grado, si soffermò sul fatto che si potesse trattare, eventualmente, di controversie civilistiche, circa il rispetto del contratto, ma senza rilevanza penale, escludendo l'ipotesi dell'estorsione. Gli ex dipendenti che denunciarono hanno seguito il procedimento, costituiti come parti civili, con i legali Tommaso Vespo, Joseph Donegani, Emanuele Maganuco, Floriana Cacioppo e Ivan Bellanti. Proprio i legali di parte civile hanno concluso sostenendo la conferma della decisione di primo grado. Secondo la loro linea, i due imputati avrebbero dettato condizioni rigide e chi non le accettava andava incontro alla perdita del posto. Le motivazioni della decisione di assoluzione verranno successivamente depositate dai giudici nisseni.

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