"A Niscemi non può franare anche la sanità", Conti: "Intervenga il prefetto"

La radiografia dell'ospedale "Suor Cecilia Basarocco" dalle parole del sindaco Conti restituisce infatti il quadro di una struttura ridotta al minimo storico

29 agosto 2026 14:19
"A Niscemi non può franare anche la sanità", Conti: "Intervenga il prefetto" - Conti nel corso dell'incontro con l'assessore regionale Caruso tenutosi a Gela
Conti nel corso dell'incontro con l'assessore regionale Caruso tenutosi a Gela
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Niscemi. "Non può franare anche la sanità a Niscemi: lunedì chiederò l'intervento del Prefetto". È la perentoria presa di posizione formulata oggi dal sindaco Massimiliano Conti, pronto a investire ufficialmente il rappresentante del Governo a Caltanissetta Licia Donatella Messina per sollecitare misure d'urgenza sulla drammatica situazione del presidio ospedaliero "Suor Cecilia Basarocco" e dei servizi sanitari del territorio.
La decisione giunge a distanza di pochissimi giorni da un primo accorato appello indirizzato alla Regione. Un richiamo nato in un contesto già segnato da forti tensioni, quando l'amministrazione gelese guidata da Terenziano Di Stefano si era vista costretta a scendere in piazza e a raccogliere firme per 28 giorni per rivendicare il diritto alla salute.
A far traboccare il vaso a Niscemi è l'aggravarsi di una crisi strutturale a cui le ultime misure non riescono a dare risposte sufficienti. Nonostante l'attivazione — giunta proprio nei giorni scorsi — del servizio di psichiatria e psicologia per sole 20 ore settimanali, la situazione sul campo resta estremamente difficile e complessa.
La radiografia dell'ospedale "Suor Cecilia Basarocco" dalle parole del sindaco Conti restituisce infatti il quadro di una struttura ridotta al minimo storico: a fronte dei quattro reparti teoricamente funzionali, restano operativi appena 6 posti letto reali. Nodi critici a cui si aggiungono la chiusura del reparto di Medicina, l'assenza di chirurghi e l'azzeramento dei posti di lungodegenza, con il conseguente dirottamento dei pazienti verso il presidio di Mazzarino.
Di qui la richiesta rimasta sul tavolo di un decreto d'urgenza per l'invio immediato di medici (almeno 3-4 a Gela e 2-3 a Niscemi) e per il potenziamento dei servizi territoriali — dalla radioterapia alle strutture per la salute mentale — indispensabili per frenare la mobilità passiva verso Caltagirone, Catania, Vittoria o Milano.
La convocazione del tavolo con il Prefetto rappresenta per la comunità niscemese l'ultimo passaggio istituzionale prima di un inevitabile ritorno alle mobilitazioni di piazza.

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