“Balata al Kori”, da Niscemi un ponte di immagini verso la Palestina

Gli studenti dell'Istituto Leonardo Da Vinci hanno trasformato i muri della scuola in un messaggio di solidarietà e dialogo tra popoli.

06 giugno 2026 12:19
“Balata al Kori”, da Niscemi un ponte di immagini verso la Palestina -
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Niscemi. Immagini in bianco e nero che osservano chi passa. Volti che raccontano una scelta. E una frase dritta come un pugno allo stomaco. "Se devo morire, tu devi vivere per raccontare la mia storia".

Sono i versi del poeta palestinese Reefat Alareer, ucciso nella Striscia di Gaza, affissi adesso sui muri esterni dell'Istituto Leonardo Da Vinci di Niscemi.

Non è una semplice esposizione fotografica. È un'opera d'arte pubblica e collettiva che trasforma lo spazio urbano in una grande testimonianza visiva. Un messaggio che attraversa confini e guerre e che sembra dire: "Noi sentiamo, noi vediamo, noi parliamo".

Dietro queste immagini ci sono mesi di lavoro. Studenti, docenti e personale scolastico hanno costruito un percorso fatto di fotografia, teatro, musica, grafica e poesia. Un progetto che prende il nome di "Balata al Kori", espressione che unisce il siciliano e l'arabo e che significa "pietra incisa", ma anche "pietra nel cuore".

Il ponte arriva fino a Balata, il più grande campo profughi della Cisgiordania, dove opera lo Yafa Center, organizzazione impegnata nel sostegno ai giovani, nella promozione della cultura palestinese e nell'emancipazione femminile.

Attraverso uno scambio culturale promosso dai docenti Scala, Salerno e Navanzino, con il sostegno della dirigente scolastica Viviana Morello, è nata un'azione artistica condivisa che oggi collega due comunità lontane ma unite dagli stessi valori di dignità, dialogo e fratellanza.

L'iniziativa fa parte del progetto mondiale Inside Out, ideato dall'artista francese JR, che raccoglie migliaia di azioni artistiche partecipate in ogni continente.

A chiudere la giornata, una performance poetica e musicale. Sul palco un moderno Piccolo Principe attraversa simbolicamente macerie, suoni di guerra e versi di autori palestinesi. Parole lanciate come pietre, ma destinate a colpire il cuore.

E mentre Niscemi prova ancora a rialzarsi dopo le ferite lasciate dalla recente calamità naturale, la città sceglie di guardare oltre i propri confini. Perché anche nei momenti più difficili, l'accoglienza può diventare un linguaggio universale. E un muro, da barriera, può trasformarsi in ponte.

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