Porto rifugio, ministero mette in esercizio provvisorio le Autorità: impossibile progettare e lavorare alle gare

A farne le spese non sono solo i grandi porti siciliani e del resto della penisola ma pure la “cenerentola” Gela, nel cuore del Mediterraneo e con un sito portuale del tutto isolato

10 gennaio 2026 07:15
Porto rifugio, ministero mette in esercizio provvisorio le Autorità: impossibile progettare e lavorare alle gare - Il commissario Tardino durante un sopralluogo al porto rifugio
Il commissario Tardino durante un sopralluogo al porto rifugio
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Gela. “Esercizio provvisorio fino ad aprile 2026”. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di fatto, stoppa le attività di tutte le Autorità portuali italiane, compresa quella della Sicilia occidentale, alla quale fa capo Gela. Due giorni fa, il comitato locale pro porto, per l'ennesima volta, ha richiesto un incontro alla stessa Autorità, per fare il punto della situazione su un iter infinito, quello dei lavori nel porto rifugio, annunciati da anni ma mai realizzati. Sia per il comitato sia per l'amministrazione comunale, il 2026 dovrà essere “l'anno del porto”. Se la capacità di spesa delle Autorità rimarrà bloccata, difficilmente si potrà immaginare non solo l'avvio dei lavori ma la stessa procedura di gara per gli appalti. Il porto rimane insabbiato e necessita di interventi nel braccio di ponente. La situazione è al limite da anni e il sito è inaccessibile o quasi. Sicuramente, il porto locale è fuori da ogni rotta e la marineria ha dovuto traslocare altrove. Fu il ministro delle infrastrutture e dei trasporti a volere con forza l'attuale commissario dell'Autorità, la leghista, ex europarlamentare, Annalisa Tardino. Ci fu addirittura una sorta di crisi politica nei rapporti con il presidente della Regione Renato Schifani. Alla fine, Tardino è alla guida dell'Autorità. Ha effettuato, negli scorsi mesi, pure un sopralluogo nelle aree portuali cittadine, ma senza fondi non potrà certamente dare seguito a impegni che si trascinano stancamente da anni, per il sito locale. L'esercizio provvisorio, in attesa di comprendere l'evolversi della situazione, potrebbe essere una decisione meramente tecnica, prima del via libera contabile del ministero dell’economia agli impegni di spesa decisi per il 2026 nei bilanci previsionali delle Autorità, oppure, secondo gli addetti ai lavori, un primo passo per delineare i fondi poi necessari allo start di “Porti d'Italia spa”, società prevista nella riforma sostenuta dallo stesso ministro Salvini. Il ministero, ormai da oltre quarantacinque giorni, ha ricevuto i bilanci di previsione delle sedici Autorità italiane. Senza strumenti finanziari pienamente validati, non sarà possibile né programmare a lungo termine né concentrare le attività sulla progettazione per gli investimenti. A farne le spese non sono solo i grandi porti siciliani e del resto della penisola ma pure la “cenerentola” Gela, nel cuore del Mediterraneo e con un sito portuale del tutto isolato. In questa fase, le Autorità possono muoversi solo in dodicesimi, a garanzia delle mere spese essenziali. E' impossibile, in questa condizione, lavorare alle gare sulle nuove opere.

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