Il teatro classico entra nell’Acropoli: gli studenti dell’Eschilo portano in scena “Il cammino di Oreste”

Prima volta per il Laboratorio teatrale del Liceo Classico in un sito archeologico della città. Ai piedi della colonna dorica, la tragedia di Eschilo ha coinvolto studenti, docenti e pubblico.

A cura di Redazione Redazione
10 agosto 2026 08:00
Il teatro classico entra nell’Acropoli: gli studenti dell’Eschilo portano in scena “Il cammino di Oreste” -
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Gela. Un palcoscenico suggestivo e carico di storia per i giovani del Liceo Classico “Eschilo”. Per la prima volta, il Laboratorio teatrale dell’istituto ha portato in scena uno dei suoi spettacoli all’interno di un sito archeologico della città, raccogliendo l’invito dell’Amministrazione comunale.

Ai piedi della colonna dorica che domina l’area dell’Acropoli di Gela è andato in scena “Il cammino di Oreste”, una narrazione tragica ispirata alla trilogia dell’Orestea di Eschilo, composta da Agamennone, Coefore ed Eumenidi.

Protagonisti della rappresentazione sono stati gli studenti del Laboratorio teatrale del Liceo Classico “Eschilo”: Beatrice Bennardo, Dalia Caruso, Giuseppe Cassarà, Diletta Cassarà, Aurora Ciaramella, Chiara Gerbino, Chiara Guttadauro, Sofia Manuilov e Giuseppe Sasunna, con la partecipazione straordinaria della professoressa Tiziana Guarneri.

A guidare i ragazzi nel percorso teatrale è stato il regista Giancarlo Bella, con la collaborazione di Viviana Vasta e Rossella Russo. Le musiche sono state curate da Angelo Martines.

L’iniziativa, realizzata con il patrocinio del Parco archeologico di Gela e del Comune di Gela, ha richiamato numerosi spettatori, che hanno accolto con entusiasmo la performance dei giovani interpreti.

Per gli studenti si è trattato di un’esperienza particolarmente significativa, che ha permesso di mettere in relazione lo studio dei testi classici con la valorizzazione del patrimonio archeologico della città.

«Per noi è stato un momento storico – ha sottolineato il dirigente scolastico dell’Eschilo, Maurizio Tedesco – perché il lavoro svolto durante l’anno nel nostro Laboratorio teatrale, che parte dallo studio dei testi, è stato condiviso con la città, diventando un momento di riflessione comune. È stato molto emozionante per i giovani potersi esibire con un’opera classica in un sito così evocativo».

L’Acropoli è così diventata per una sera non soltanto luogo di memoria e archeologia, ma anche uno spazio vivo di cultura, formazione e teatro.

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